DOLCE MA MORTALE, QUANTO E' TOSSICO QUEL CACO CHE DIAMO DA MANGIARE AI NOSTRI UCCELLI?
Del dott. Robert Clipsham, proprietario della clinica “ California Exotic Bird”.
Attualmente scrive e presta consulenze in medicina e chirurgia aviare.
traduzione di Clizia Perissinotto
Introduzione
Questo articolo nasce come un’ ampia risposta alle numerose domande arrivate in seguito ad un articolo riguardante la nutrizione aviare, precedentemente pubblicato su Bird Talk di Aprile 1998.
Quell’articolo includeva un segnale di allarme sulle voci, non provate e non confermate , degli effetti tossici del caco. Ciò ha prontamente un numero di proprietari di uccelli e professionisti a porre alcune domande e osservazioni.
Investigando se il caco fosse veramente tossico non ho trovato un’ evidenza iniziale per supportare i reclami. Consultandomi con il centro Veterinario Nazionale per il controllo dei “Veleni” presso l’università della scuola di Medicina veterinaria di Urbane, Illinois e rivedendo i più importanti testi di letteratura veterinaria, fallii e non trovai un singolo dato. La risposta giaceva nel potere della tecnologia, con Internet.
La “salute” nel Web
Un controllo/monitoraggio su Medline e una ricerca attraverso una connessione a una rete locale hanno prodotto un’abbondante informazione.
La letteratura medica ha rivelato molteplici articoli che documentano disordini gastrointestinali riconducibili direttamente all’ingestione di cachi sia nell’essere umano che negli animali.
Il sintomo clinico predominante comprende blocchi intestinali e dello stomaco causati da concrezioni di parte della piante del caco, chiamati fitobezoari (agglomerati di fibre vegetali).
Ulcere perforanti dello stomaco sono state documentate anche negli animali e sono state associate alle ulcere peptiche degli umani. Molti giornali medici riportano che un grande numero di pazienti ne è stato affetto in un brevissimo periodo di osservazione ( fino a 77 persone in 5 mesi in un'unica ricerca ).
Una lettrice della rivista Bird Talk pone questa domanda: “Come può il caco essere tossico per i nostri uccelli se sono stati osservati uccelli liberi mangiare questo frutto maturo dagli alberi di caco presenti negli Stati Uniti ?”
Come nel caso di molte piante tossiche, non in tutte le parti delle piante, o in tutte le specie di piante, sono presenti i componenti tossici o hanno lo stesso livello di tossicità. Un esempio, con il gambo del rabarbaro si possono fare ottime torte, ma l’ingestione della foglia può essere mortale.
Un’ulteriore ricerca su Internet ha prodotto uno studio testato sugli umani il quale concludeva che i fitobezoari da caco si formavano maggiormente nelle persone che mangiavano cachi con la pelle piuttosto che in quelle persone che mangiavano solo i frutti spelati.
Rispetto a chi non ne fa ingestione, analisi statistiche fatte su persone della stessa età e dello stesso sesso, hanno dimostrato un aumento di bezoari del 9.8 tra le persone che consumano abitualmente cachi, e tra queste un aumento del rischio di 56 volte se il frutto è mangiato con la pelle.
In concomitanza, l’articolo pone accento sul fatto che la maggior parte del gruppo colpito, aveva precedentemente avuto un’ulcera peptica. Tuttavia non si è indagato se questo possa essere il fattore scatenante oppure se il paziente avesse sviluppato ulcere allo stomaco dovuto a una precedente e continuativa abitudine a consumare cachi.
Gli uccelli solitamente non hanno ulcere peptiche per lo stesso motivo degli umani ( lo stress da lavoro, la vita quotidiana stressante…qui giocano un ruolo fondamentale) e nemmeno i cavalli – ma queste specie vengono riportate nella letteratura medica come colpite “dall’effetto cachi”.
Alla ricerca dell’evidenza
Ricercando dove le principali tossine risiedano ci si pone la domanda riguardo la loro natura chimica.
Esistono tre tipi di alberi di caco, appartenenti al genus Diospyros, e facenti parte della famiglia dell’Ebano (ebenaceae).
Il caco comune, o Americano, è il Diospyros Virginiana. Due sono le specie asiatiche, quello creato dalla Cina il D. lotus, e l’ultimo creato più recentemente dal Giappone il D. kaki. Queste specie derivano da un albero di susine asiatiche. Quello più commercializzato in America è il D.Kaki, ma il caco comune americano ( D. virginiana ) è presente sia nelle coltivazioni che spontaneamente in natura. Esiste molta letteratura riguardo la coltivazione del caco ( D. kaki ), ed è disponibile presso il database della Biblioteca Agricola Nazionale. Non vi è riportato nessun dato riguardo l’identificazione di specifiche tossine presenti nel caco, ma un buon lavoro è stato fatto sul contenuto di tannino presente nei vari tipi di cachi ( che comprende tra le 400 e 500 varietà dovute alle recenti scoperte i e alle ibridazioni ).
Il fattore astringente del frutto è causato dal suo contenuto di tannino, fattore che influenza la tolleranza del caco quando viene consumato. La presenza di tannino è stata riconosciuta anche come il fattore scatenante presente nel frutto del caco, e “il legar la lingua” è la famosa caratteristica di quando è ancora immaturo in certe specie di cachi. I tannini sono usati in medicina come coagulanti nelle ferite e come costruttori di proteine. Loro possono contribuire a disordini gastrointestinali attraverso la loro attività “strofinante” sulle mucose del tessuto dell’ epitelio nel tratto digestivo, specialmente se assunti in grandi quantità. Tuttavia la capacità di mangiare una grande quantità di cachi non dolci, probabilmente diminuisce la responsabilità dei tannini nell’essere la tossina primaria.
Estratti della pianta del caco, come i semi di certi alberi nativi, erano usati come veleno per i pesci in Malaysia. Più recentemente, questi estratti sono stati utilizzati nella ricerca biochimica e nella fisiologia cellulare umana.
Specificatamente, un certo numero di componenti dei polifenoli del caco sono stati applicati sulle linee delle cellule affette da leucemia linfatica.
Il danneggiamento delle cellule, la frammentazione del Dna e la morte cellulare, è stata osservata in una maniera dose dipendente dopo l’applicazione dei vari estratti dei componenti dei polifenoli nelle colture cellulari. Il risultato è che queste componenti generavano una forma di morte cellulare concatenata, chiamata apoptosi
( morte cellulare programmata ).
L’apoptosi è un tema scottante nella ricerca biomedica perche è una parte integrante della normale crescita del corpo e dello sviluppo. Anomalie nelle morti cellulari programmate sono note essere il risultato o essere associate con un vasto range di disordini congeniti, disturbi neurologici e anomalie dell’ organo. Un errore di apopstosi che capita nelle normali cellule è stato documentato in una larga campionatura di casi di cancro.
La relazione ha fallito nell’identificare se la pelle del caco era inclusa all’origine dell’estrazione dei polifenoli. Inoltre bisogna ricordare che la coltura delle cellule tumorali leucemiche non equivale a quelle presenti in un essere vivente, nonostante i risultati non portino alla conclusione assoluta che siano dannosi negli uccelli. Tuttavia i dati della ricerca supportano fermamente l’idea che l’assunzione di qualche parte di caco, possa causare danni alle cellule. Altri autori hanno riportato informazioni meno conclusive riguardo gli altri componenti presenti nei cachi, ma la comunità scientifica è ovviamente molto attenta ai potenziali che questo frutto possiede.
Dopo aver detto tutto questo, una solida conclusione del rischio che in qualche caso un uccello venga intossicato dopo aver consumato il caco non è ancora un dato medico indiscutibile. Tuttavia con tutte le informazioni disponibili, è d’obbligo per un proprietario di pappagalli essere sospettoso nel dare questo frutto fino a che non verranno fatte nuove e approfondite ricerche. La prova di una relazione casuale sarebbe di alimentare con differenti quantità di ogni parte della pianta del caco, un vasto numero di specie di uccelli e controllare il danno o la morte. Finchè per ragioni etiche non saranno approvati questi tipi di esperimenti, basandosi sulla morale e l’etica, i proprietari di uccelli dovranno aspettare fino a che dell’altro lavoro non sarà svolto e i risultati estrapolati con la nostra interpretazione. Fino ad allora, CAUTELA, è la parola chiave.
ULTERIORI INFORMAZIONI
Internet è un mezzo di informazione diretta ad una velocità mai immaginata precedentemente. Tuttavia anche la cattiva informazione è presente su internet e per setacciare tra centinaia di “buone informazioni” o carenti e povere su siti Web che trattano di tossicologia veterinaria, piante velenose, orticoltura e medicina aviare, è necessario prima identificare un sito Web valido.
Ricorda, chiunque puo’ creare un sito Web con un qualsiasi titolo che suona molto altisonante.
Persone inadeguate possono usare informazioni già ben consolidate ma fare un sito Web mal fatto e creare ancora un'altra fonte di disinformazione inadeguata o pericolosa.
Una eccellente lista di piante tossica è stata trovata su djw@vm.cfsan.fda.gov, con la più completa lista di piante tossica mai trovata per ora sul web. Questo è il data base delle piante velenose . Fax e email sono disponibili per maggiori informazioni, questo sito elenca solamente le piante non da nessun dettagliato tasso di tossicità o informazioni sugli antidoti. Tuttavia questo è già un buon inizio per iniziare la ricerca.
Chiamare un veterinario aviare è la cosa migliore in caso di crisi, anche se internet è una fonte di informazione valida, se il tempo lo permette. Non mettete in pericolo il vostro uccello se un qualsiasi sintomo indica l’immediata visita da un veterinario. Aspettare per cercare su internet può ucciderlo.
Per gentile concessione del Dottor Robert Clipsham e della rivista Bird Talk Magazine
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